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FESTA DELL'IMMACOLATA: AL VIA IL PERIODO DI FESTIVITÀ NATALIZIE

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La festa dell’Immacolata a Castellammare di Stabia è una festa molto sentita dagli abitanti della Città delle acque.

È una tradizione, che si tramanda di generazione in generazione e che si lega indissolubilmente al rito del falò. Questa tradizione unisce la vocazione marinara della città con la devozione sacra alla Madonna.

Si narra, infatti, che un pescatore, a largo delle acque stabiesi, fu sorpreso da un’improvvisa tempesta che ingrossò il mare. Vistosi in balia delle onde non ebbe altro da fare che rifugiarsi nella fede, invocando l’aiuto della Beata Vergine Maria. Il pescatore perse conoscenza e durante il suo stato di incoscienza ebbe in visione proprio la Madonna.

Al risveglio si ritrovò, ancora frastornato e inzuppato d’acqua sull’arenile di Castellammare ma il suo primo pensiero fu quello di ringraziare per il miracolo appena avvenuto l’Immacolata Concezione, accese un fuoco per riscaldarsi e chiamò a raccolta i passanti definendoli “Fratiell e Surell” esortandoli ad unirsi con lui in preghiera, intorno al falò per recitare un Rosario di ringraziamento alla Madonna che lo aveva salvato dalla sventura.

E’ da questa leggenda che ogni anno, la notte del 7 dicembre, vengono accesi nei vari quartieri della città i falò dell’Immacolata che sono preceduti da un altro rito quello della voce di “Fratiell e Surell”.

In ogni rione un devoto compie il giro dell’intero quartiere all’alba chiamando a raccolta i fedeli con la classica “voce”: Fratiell e surell, ò Rusario à maronn, oggi è à primma stella ra Maronna, dove la stella sta ad indicare le dodici stelle che ornano il capo della Vergine. La prima e l’ultima notte, il devoto viene accompagnato da una banda musicale mentre le altre notti a fare da sveglia ai cittadini, qualora non bastasse la voce, sono dei petardi esplosi in strada dagli accompagnatori. La processione si conclude poi nelle varie parrocchie per la recita del Rosario della dodicina dell’Immacolata.

Dagli anni ’70 in poi, il fucaracchio è diventato negli anni una gara non dichiarata tra i vari quartieri, gli stabiesi si riuniscono in amicizia per la cena per poi, intorno alla mezzanotte, scendere in strada e iniziare il classico giro dei Fucaracchi. Moscarella, Acqua della Madonna, Aranciata Faito, Cicerone, Scanzano, Rione CMI, Il Mercato  ed i quartieri collinari…

Castellammare dall’alto offre una cartolina di un un’unicità impareggiabile con le facciate dei palazzi illuminate dal rossore del fuoco. La legna viene raccolta nei mesi precedenti dai ragazzi dei Rioni che, già da settembre, iniziano ad andare alla ricerca di legna da ardere, ò pale e miez, le tavole di ponte e tutto ciò che può rendere il proprio falò più bello degli altri.


Negli ultimi anni le Amministrazioni Comunali stanno provando ad istituzionalizzare i fuochi dell’Immacolata attraverso l’organizzazione del Palio dei falò sull’arenile stabiese. La legna, certificata, viene fornita direttamente dall’amministrazione per evitare alcuni spiacevoli episodi accaduti negli ultimi anni e, soprattutto, il pericolo di fuochi incontrollati spesso accesi in posti non proprio sicurissimi e molto vicini alle abitazioni.

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